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In vinculis propter Christum
Nondimeno la loro fede non pote' restare a lungo occulta. Un giorno, probabilmente nel 294, fu loro comunicato l'ordine dì arresto da parte di Cromazio Agreste, prefetto della Citta'. Si scopersero da se' o furono denunziati da qualche traditore o spia? Non possìamo affermare nulla con precisione, perche' gli Atti sono mutì sulla circostanza che diede luogo all'arresto.
 
Solo ci dicono che, scoperti come Crístianì, furono imprigionati e consegnati a Nicostrato, che ricopriva l'ufficio "Primiscirino" carica corrispondente approssimativamente a quella di Cancellíere-capo(4).
Questi ebbe l'incarico di istituire il processo e di adoperarsi in tutti i modi per farli apostatare e sacrificare agli idoli . Fatica vana i generosi atleti di Cristo resistettero ad ogni lusinga e minaccia: essi si dichiararono pronti ad affrontare qualsiasi genere di tormenti, anche la morte, piuttosto che rinunziare alla vera religione e sacrificare a degli idoli falsi e bugiardì.
Visto vano ogni tentativo pacifico, Nicostrato comando' ai soldati di sottoporre i due giovani ai tormenti nella speranza che i dolori fisici influissero sulla loro volonta' e li facessero cedere.
 
I supplizi, che si solevano praticare in quei fiaccare la costanza degli imputati, erano di vario flagellazione, l'eculeo, le percosse, l'amputazione arto o di qualche membro importante del Corpo raffinate che sarebbe lungo enumerare. Tutti avevano fiaccare la resistenza degli imputati. Ignoríamo quali siano stati i tormenti sperimentatí dai nostri Martiri, perche' nulla di preciso risulta dai loro Atti. Questi ci dicono soltanto che furono variamente tormentati dai carnefici. Si tratta percio' di diversi esperimenti dolorosi applicati successivamente con progressivo aumento di intensita' .
 
Tutto riusci' vano: il giudice fu costretto a confessare la propria impotenza, poichè quei due generosi sembravano insensibili ad ogni sorta di tormenti e mostravano contentezza e ilarita' in mezzo alle pene piu' atroci. Per il giudice una tale condotta era nuova, incomprensibile, inspiegabile: essa era assolutamente superiore alla sua mentalita' pagana. Credette percio' che fosse effetto di fanatismo religioso e perciò detestabile . Pertanto Marco e Marcelliano furono condannati a morte mediante decapitazione, che era la pena piu' in uso per i cittadini romani.
 
Poiche' essi appartenevano a nobile famiglia, il giudice ebbe riguardo alla loro condizione differendone di un mese l'esecuzione. Apparentemente egli concedeva un favore ai due Martirì; in realta' non si trattava che di una manovra dalla malizia umana per tentare ogni mezzo per indurli all'apostasia .
 
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