Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 

L'igiene pubblica
Il 14 agosto 1870 il consiglio comunale di Massa d'Albe, presieduto dal sindaco Francesco Lanciani ed assistito dal segretario comunale Biasetti, delibera all'unanimità di adottare il Regolamento di Polizia Urbana e d'igiene Pubblica, suddiviso in capitoli Vi e complessivi 58 articoli. Albe, già da oltre mezzo secolo, è compreso nel comune di Massa e, quindi, direttamente interessato al provvedimento amministrativo. 
 
Non si hanno precise notìzie circa lo stato dei luoghi e la relativa igiene pubblica dei comune ma, anche considerando la sua posizione appartata, la lontananza dalle grandi vie di comunicazione e la sua economia quasi totalmente di tipo rurale, si ha motivo di ritenere come tanto il capoluogo quanto le frazioni non siano igienicamente accettabili e che i problemi da affrontare siano numerosi e dì non facile soluzione. L'adozione di un regolamento, dunque, oltre che doveroso (perché imposto dalle vigenti leggi), è necessario per dare agli abitati un aspetto decoroso e per stabilire un minimo d'ordine e di civile convivenza tra gli abitanti quotidianamente alle prese con i problemi della sopravvivenza.
 
Dall'esame approfondito dei contenuti dei vari articoli, appare un'indiretta descrizione degli usi, delle consuetudini e dell'atteggiamento - non sempre corretto - della popolazione della contrada, appena uscita dal dominio borbonico e da poco entrata a far parte dei regno d'Italia. Nei 20 articoli dei Capo 1, che tratta della pubblica salute, sono annoverati in modo bizantino i contravventori al Regolamento. Non si possono ammassare, gettare ed esporre davanti le proprie case, cose nocive per la salute; è colpevole chi trascura di far sotterrare fuori l'abitato (alla profondità di oltre un metro ed alla distanza non inferiore a 100 metri e durante la giornata) gli animali morti; sono puniti i proprietari d'animali affetti d'afta epizootica che non li custodiscono in pascoli distinti o in separate località. 
 
E' vietato formare, in luogo pubblico o entro i recinti delle proprie abitazioni, "ristagni d'acqua putrida ed immonda" o tenere "serbatoi o depositi... che emanano fetori"; è, altresì, vietato aprire "cloache o luoghi immondi durante il giorno,'. Una particolare attenzione è riservata ai cani idrofobi o rabbiosi: i proprietari devono ammazzarli, sotterrarne i corpi, bruciare i canili e quant'altro, in precedenza, sia servito alle povere bestie per mangiare e per bere. E vietato tenere letame sparso nelle vie e in altri siti entro l'abitato o anche in luoghi attigui alle strade pubbliche: tali rifiuti devono essere depositati in fosse aperte entro i propri giardini. 
 
Il lino e la canapa devono essere macerati a distanza non inferiore a mezzo chilometro in linea retta dall'abitato; gli stessi prodottì, poi, non possono essere distesi ad asciugare sui muri o sulla pubblica piazza dentro l'abitato. Le stalle destinate a contenere animali da tiro o da soma, pecore, capre, porci ed altri, devono essere tenute in ordine e pulite allo scopo di assicurare la salubrità dell'aria circostante. Entro sei mesi dalla pubblicazione dei Regolamento, tutti devono "aprire latrine nelle proprie abitazioni disposte in modo da non rendere infette le abitazione delle quali fanno parte e le abitazioni e i luoghi vicini, i pozzi e le sorgenti d'acqua potabile". Non possono essere venduti cibi guasti, carni putride, grano e legumi fradici, carni d'animali morti di malattia, pane se unito "a sostanze eterogenee e perníciose" ... Il Regolamento si preoccupa anche di obbligare a tenere sempre entro casa i recipienti di rame stagnati all'interno utilizzati per cuocere o mantenere cibi. lì Capo il tratta della conservazione e pulizia delle strade. 
 
Sono in contrasto con il Regolamento e, quindi, meritevoli di pene, coloro che omettono di pulire le strade e i transiti in corrispondenza dell'area antistante la propria abitazione, che rompono o, in qualunque modo, rovinano le pubbliche fontane. Nel Capo III sono contemplati i pesi, le misure, le rivendite di commestibili e bevande. Ai panettieri e rivenditori di carne è vietato aprire o smettere lo spaccio senza la preventiva dichiarazione all'Autorità Municipale oppure vendere una carne per un'altra come, ad esempio, pecora per castrato; viene stabilito l'obbligo di tenere esposti e ben visibili i pesi e le misure legali e a mostrarli all'autorità amministrativa ogni qualvolta ne facciano richiesta nell'ora in cui il negozio è aperto al pubblico.Non si possono ingombrare vie e piazze con materiale di qualunque sorta che possa impedire la libertà di passaggio; possono essere puntellati i fabbricati ma solo dopo aver predisposto un lume a garanzia della sicurezza dei viandanti durante la notte; i negozianti, i cantinieri e i bottegai che tengono aperto di notte il proprio esercizio, devono accendere il lampione sulla prospettiva della porta d'ingresso: detto lume deve essere dei modello stabilito dalla Giunta Municipale. 
 
Si trovavano in contravvenzione coloro che, pur avendo ricevuto apposito ordine dall'autorità legittima, omettano di demolire o riparare edifici che minacciano di rovinare; sono puniti coloro che, in qualunque modo, entro l'abitato o fuori, lanciano pietre o altri corpi duri e coloro che lasciano lìberi ed erranti gli animali feroci. E' colpevole anche chi lascia abbandonate per le strade, piazze o luoghi aperti al pubblico, bestie da tiro, da carico, da sella oppure le facciano correre a briglia sciolta o ne affidino la conduzione a minorenni o malati o incapaci. Sono puniti coloro che lasciano vagare i cani, sia di giorno sia di notte, senza le debite cautele o che pongono in fuga gli animali d'ogni specie, aizzandoli in modo qualunque. In caso di tumulti, inondazioni, incendi e altre calamità, chiunque, se legittimamente richiesto, è tenuto a prestare la propria opera di soccorso. 
 
E' vietato, specialmente in tempo di notte e, comunque, dopo l'ora stabilita dalla giunta municipale, turbare la pubblica quiete con rumori, canti, suoni oppure con l'esercizio di professioni, arti e mestieri rumorosi. E' doveroso anche frenare il latrato dei cani. In prossimità dei focolari o dei forni per cuocere pane, non si possono tenere depositati paglia, fieno ed altri combustibili così come non si possono costruire focolari o forni in contiguità di stanze addette alla conservazione dei combustibili stessi.E' punito chi accende fuochi nelle case o nelle stalle sprovvisti di camini e corrispondenti fumaioli o addirittura chi accende fuochi nelle pubbliche strade o piazze. 
 
Non si possono, ovviamente, sporcare con carbone od altro, fabbriche, recinti e giardini o fare "con qualunque materia altro sfregio", imbrattando, deteriorando o guastando le mura; i colpevoli dovranno risarcire il danno, versando la somma occorrente per la tinteggiatura o il restauro. Infine il Capo V, l'ultimo, tratta l'applicazione delle pene. Per alcune contravvenzioni è prevista la trasmissione dei verbale d'infrazíone al Pretore dei Mandamento, per altre c'è l'obbligo della "rifazíone" delle spese stabilite dall'autorità municipale; i commestibili e le bevande guaste sono gettati e dispersi. 
 
 
Bibliografia
 
Tratto dal libro Albe medievale
( Testi a cura del prof. Giovamabattista Pitoni e prof.  Alvaro Salvi )
  

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright