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Gli usi civici
L'economia dell'intero comune di Massa d'Albe, a parte una iniziativa dell'on.le Ludovico Fusco sul finire dei XIX secolo, talune discutibilissime attività estrattive nelle cave di inerti e modeste iniziative artigianali recentemente intraprese, è quasi sempre alimentata dai lavori dei campi: agricoltura e pascolo. Il Febonio descrive la campagna di Alba come sterile e poco adatta alle colture dei cereali poiché i suoi terreni sono ghiaiosi a causa delle acque piovane che nel corso dei millenni hanno trasportato sul piano i detriti dei vicino massiccio dei Velino: "... Per la congerie di sabbia e sassi che l'acqua porta con se, i campi diventano infecondi. Eppure il colle è tutto ricoperto di alberi, specialmente di meli, peri e noci, le mele non sono belle, le pere sono saporite e son dette di Bergamo... e dolci sono poi le noci... si aggiungano poi le nocciole e le noci prenestine... vi crescono anche le viti ma non raggiungendo piena maturazione, producono vini poco gradevoli.
Ve ne sono tuttavia di deliziose e gradevoli nei dintorni, sui colli aprichi: campi che producono frutti teneri, vini abbastanza piacevoli e fichi molto dolci.
 
Sceltissimi sono i fichi che Lucio Vitellio, padre dell'imperatore Vitellio, aveva portato nel suo campo dalla Siria... ersino Brisse e De Rotrou, tecnici operanti nell'interesse dei Principe Torlonia, poco disposti a riconoscere gli effetti negativi dei prosciugamento dei lago sull'agricoltura, devono sottolineare nelle loro relazioni la notevole fertilità dei piani circostanti il lago ed il "vigore degli oliveti, il rigoglio dei mandorli, pomi, perí e delle vigne". Con il prosciugamento dei lago Fucino, come ci riferisce ampiamente il medico Raffaele Nardelli, nella Marsica il clima si trasforma: viene inferto un duro colpo alla fertilità di taluni terreni, vengono introdotti nuovi tipi di colture, sono inaugurati nuovi metodi di coltivazione della terra, si impoveriscono alcuni commerci... 
 
Nell'agro albense, dunque, viene meno la coltivazione di alcuni frutti per le negative cause riconducibili al prosciugamento, la pianura è sfruttata per ricavarne modesti foraggi per il bestiame e frumenti appena sufficienti per il sostentamento delle famiglie: si intensifica la pastorizia che tanta influenza ha avuto lungo i secoli nell'economia delle nostre contrade. Luigi Colantoni, sul finire dei XIX secolo, ci descrive le condizioni economiche e lavorative esistenti nelle zone adiacenti il Fucino prima dei prosciugamento:... Le praterie erano estesissime, pe' bisogni del bestiame, che si alle vava in gran copia.
 
La nutrizione de' contadini principalmente consisteva in legumi ed erbaggí. I cibi di carne erano rari, e consistevano in carne di agnello e di maiale, fresca e salata. L'economia pastorale fu sempre mai prosperosa... Nell'estate, le numerose greggie pascolavano sui monti, ivi dimorando all'aperto, anche di notte; e nell'inverno, passavano la notte nelle stalle. ... L'industria manifatturiera si limitava alla fabbricazione dei panni lani, ed alla costruzione degli aratri e delle botti. Il commercio consisteva principalmente nella vendita delle mele, della cera, dell'olio e del formaggio..."
 
Lo sfruttamento dei pascoli e la semina della modesta e sterile pianura, però, crea frizioni, gelosie e controversie tra gli abitanti dei capoluogo e delle frazioni; il diritto di uso civico e le dispute relative, impegnano notevolmente le varie amministrazioni civiche Camillo Tollis, segretario comunale, pubblica nel 1963 'Il diritto di uso civico di pascolo e di semina nel demanio del comune di Massa d'Albe", un buonlavoro di ricerca attraverso il quale è esattamente descritto l'annoso problema per il quale, nei secoli passati, spesso gli animi si sono accesi in modo preoccupante. Nel 1810 Gioacchino Murat pone mano al riordino degli usi civici delle terre suddividendole, a seconda della loro utilità, in tre gruppi: dei primo, nel quale secondo il Tollis sono da inquadrare i terreni massetani, fanno parte gli usi essenziali quali "il pascere, il legnare, l'acquare, il pemottare ed il coltivare".
 
Con l'abolizione dei comuni autonomi di Aibe, Castelnuovo, Forme, Antrosano, Pelino e Massa e la loro riunione in unico comune con capoluogo a Massa, sorgono i primi problemi. Gli Intendenti ed i Prefetti impartiscono adeguate istruzioni per rìordinare il demanio e disciplinarne l'uso civico; durante la trattazione di una lunghissima causa riguardante le terre dei comuni aboliti, si prende atto che esiste un territorio "promiscuo" non facilmente attribuibile a questa o quella frazione. La zona, "dell'estensione di circa 2000 moggía", è per metà montuosa, "tutta ingombra di pietre, arsíccia con cespugli, incapace di alcuna coltivazione e addetta al solo pascolo", l'altra è in pianura e presenta "un terreno benanche pietroso, arenoso, ísterílissimo e capace di solo pascolo". 
 
In attuazione delle disposizioni contenute nella famosa ordinanza De Thomasis ed anche per fugare i dubbi sorti intorno alla "promiscuità" di talune zone, il decurionato di Massa decide di includere nell'elenco dei beni soggetti ad uso civico, quelle terre i cui possessori non sono in grado di esibire validi documenti idonei a provarne la proprietà. Con deliberazione dei consiglio comunale in data 30.11.1865, è emanato apposito regolamento disciplinante la coltivazione ed il pascolo dei terreni demaniali soggetti ad uso civico. 
 
Ogni frazione ha il suo territorio ben delimitato; a causa di sconfinamenti di bestiame da una zona verso un'altra, nel 1887 si registrano violenze che costringono l'amministrazione comunale ad integrare il regolamento dei 1865 ed a delimitare in modo inequivocabile i confini della zona appartenente a ciascun centro abitato. Dopo il voto unanime dei Consiglio, l'On.le Avv. Ludovico Fusco si rallegra per la decisione assunta e propone un voto di ringraziamento per il sindaco Francesco De Angelis "per avere, durante il lungo periodo della vertenza, saputo coi suo zelo, con la sua energia e con la sua personale ascendenza, scongiurare fatti luttuosi che a troppa ragione erano a temersi".
 
In base a tale regolamento, "non potendo aver luogo la riunione dei pascoli tra tutte le frazioni del Comune e su tutte le contrade pascolatíve... allo scopo di conciliare.. l'uso civico di pascolo... e di tutelare in questo comune l'ordine della sicurezza pubblica..." si dispone, tra l'altro, che alle tre frazioni di Albe, Antrosano e S.Pelino, "per le condizioni di vicinanze e di territorio misto, rimane assegnato per il medesimo uso giusto desiderio espresso dai rispettivi rappresentanti del territorio compresi nei loro tenímenti, quello di cui alla sez. A,B,C e parte della D ed E del ripetuto catasto, circoscritto e confinato dai tenímenti di Massa, Massa Corona, Forme, Castelnuovo, mediante le linee dinanzi descritte dal territorio di Paterno, dal territorio del Fucino e dai tenimenti di Avezzano e Cappelle... " Nell'articolo 19 si stabilisce che la contrada Le Capitine sia "riservata al pascolo degli animali grandi della frazione di Albe". 
 
Con l'articolo 21, invece, viene stabilito che "nelle contrade denominate S. Maria degli Albaní, S. Vito e Colle della Verruca, compresa nella zona assegnata a Massa e Massa Corona, nelle quali si eserciti la coltivazione come in territorio misto con la frazione di Albe, è tollerato il pascolo degli animali di questa ultíma frazione sino al fossato o fosso di S. Vito... " Molto ancora si potrebbe dire sui successivi atti amministrativi, sulle operazìoni di "quotizzazione" dei terreni, sui ricorsi di alcuni frazionisti, sulle sentenze e sulla liquidazione degli usi civici: le numerose concessioni di cave di inerti, la lottizzazione dì fatto avvenuta su gran parte dei territorio albense e l'abbandono delle campagne da parte di molti contadini, però, sconsigliano l'approfondimento di tali problematiche che, all'inizio dei III° millennio, apparirebbero ai più inopportune e fuori dei tempo!
 
 
Bibliografia
 
Tratto dal libro Albe medievale
( Testi a cura del prof. Giovamabattista Pitoni e prof.  Alvaro Salvi )
  

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