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Il terremoto
Gli abitanti di Alba Fucens, dopo la decadenza della vecchia città, si erano rifugiati nella parte più alta, ove più tardi fu edificato il castello, per essere meglio protetti da eventuali invasori. Il colle di S. Nicola dava più sicurezza, dall'alto si dominava la conca dei Fucino, l'imbocco della Valle Roveto, la Pianura Palentina, il Cicolano e la gola che si inerpica per Forme, S. lona ed Ovindoli. A nord dei colle di S. Nicola, il monte Velino fa da guardia a tutto il territorio.
 
La tranquillità dei borgo medioevale venne meno la mattina dei tredici gennaio 1915. Alle ore sette e minuti cinquanta, come risulta da un libro ingiallito dal tempo e conservato nell'archivio storico dei comune capoluogo, anche Albe fu ridotta ad un cumulo di macerie. Gli abitanti furono sorpresi da quell'improvvisa e terrificante catastrofe. Trenta i morti, pochi furono i sopravvissuti, tra i quali molti i feriti. Le ricerche sono state effettuate estrapolando i nominativi di Albe tra quelli dell'intero Comune di Massa. Le cronache dell'epoca, così pure i censimenti effettuati, attribuiscono a Massa d'Albe 425 morti compresi quelli delle frazioni di S. Pelino, Forme e Castelnuovo.
 
I morti per la scossa sismica furono trenta e precisamente: Filomena Greco fu Marso di anni 68, vedova; Maria Cremonese fu Sante di anni 31, nubile; Angela Greco fu Marco di anni 61, coniugata; Candida Fracassi fu Volontario di anni 62, coniugata; Lucia Orlandi fu Loreto di anni 54, coniugata; Carmìna Greco nata Di Pangrazio di anni 44, coniugata; Loredana Paolini fu Angelofelice di anni 22, nubile; Maria Vincenza Di Pangrazio fu Orazio di anni 58, coniugata; Raffaella Meschini di Antonio di anni 30, coniugata; Anna Oliva Meschini fu Ascenzo di anni 62, nubile; Maria Nicola Di Pangrazio fu Orazio di anni 64, coniugata; Giuseppa Orlandi fu Loreto di anni 52, nubile; Caterina Di Pangrazio fu Adriano di anni 65, coniugata; Flavia Di Pangrazio fu Giacomo di anni 50; Concetta Greco fu Achille di anni 63, vedova; Flavia De Simone fu Giacomo di anni 50; Ascenza Di Berardino fu Angelantonio di anni 53, coniugata; Francesco Esposito di ignoti, anni 61; Antonio Di Berardino fu Filippo di anni 60, coniugato; Angelo Di Pangrazio fu Biagio di anni 62, coniugato; Angelo Orlandi fu Giandomenico di anni 60, coniugato; Giuseppe Ruscitti fu Franco dì anni 40, coniugato; Francesco Orlandi di Antonio di anni 17, celibe; Barnaba Orlandi fu Mattia di anni 70, nubile; Luigi Orlandi fu Mattia di anni 70, celibe; Francescantonio Tatangelo fu Angelo di anni 31, coniugato; Giulio Sidoni di Lorenzo di anni 36, coniugato; Vincenzo Dei Grosso (di Massa); Di Giovanni Francesco di anni 27, coniugato; Agostino Silvagni da S. Pelino, di anni 43, coniugato con Rosaria Di Cosimo; Giovanni Silvagni da San Pelino, fu Giuseppe e Luisa Zaghi, di anni 50, coniugato con Antonia Di Cosimo. Gli ultimi tre uomini dell'elenco non erano residenti nel colle di San Nicola; i fratelli Silvagni di San Pelino avevano sposato le sorelle Di Cosimo.
 
Per diversi giorni Albe rimase isolata dal resto dei mondo, i soccorsi arrivarono in ritardo: occorrevano uomini, medicinali, coperte, pane, acqua, medici, barelle. E come se non bastasse il sisma, arrivò una fredda tramontana e una nevicata imbiancò tutta la Marsica. Dai monti circostanti scesero i lupi affamati per cui si dovettero proteggere i cadaveri durante la notte; dalle regioni vicine vi fu una gara di solidarietà ma con i soccorsi, arrivarono anche sciacalli in cerca di oggetti preziosi. Alla sciagura si aggiunse la cattiveria umana! Quei pochi superstiti rimasti sulla rocca di San Nicola, dopo l'iniziale spavento, si fecero coraggio per soccorrere parenti ed amici rimasti ancora vivi o feriti sotto le macerie. 
 
I soccorsi arrivarono tardivamente per mancanza di organizzazione e per le impercorribilità delle strade. Finalmente arrivò in automobile il dott. Enrico Guardi... "per un giro di sollievo in altri paesi abbandonati come Massa d'Albe ed Antrosano". Una visita frettolosa per le frazioni, una presa d'atto dell'accaduto, un giro in automobile in attesa di viveri, medicinali e tende, come primo ed immediato intervento. La frazione di Albe, in quei giorni, si sentì in completo isolamento, abbandonata "da Dío e dagli uomini". Dei Borgo Medioevale non rimase altro che un cumulo di macerie. Il paesello fu ricostruito intorno ai resti archeologici dell'antica Alba Fucens e la stessa chiesa di San Nicola di Bari, con il suo artistico rosone quattrocentesco, fu ricostruita in mezzo alle baracche asismiche, molte delle quali ancora oggi resistono all'usura dei tempo. 
 
Sotto il rosone gotico della chiesa vi era un portale avente nella lunetta un affresco dei Quattrocento: un San Nicola in atteggiamento orante dinanzi alla Madonna con Bambino. Nella piazzetta dei villaggio si affacciavano, secondo gli storici dell'epoca, "belle casette medioevali, tra cui una... con una elegante bífora del secolo XV". Sulla collina di fronte si trovava e si trova la chiesa di S. Pietro che riportò seri danni... "La chiesa è in completa rovina: colonne scanalate sono infrante, l'iconostasí ridotta in pezzi, i muri laterali pericolano, il solo ambone è rimasto íntatto tra tanta rovina; l'abside si è conservata per un'altezza di appena due metri". Il restauro della chiesa di San Pietro, per riportare il tempio alle condizioni architettoniche originali, è stato lento e faticoso. 
 
Oggi Albe conta ottanta abitanti, trentanove uomini e quarantuno donne; la scuola elementare e la scuola materna sono state chiuse per mancanza di alunni, poiché la popolazione va lentamente diminuendo.
 
 
Bibliografia
 
Tratto dal libro Albe medievale
( Testi a cura del prof. Giovamabattista Pitoni e prof.  Alvaro Salvi )
  

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