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Via dei Pilastri ( Via dell'Elefante)
 
Tavola del pittore Pietro Pernarella tratta dal lavoro "Alba Prope Fucinum Lacum"L'impianto urbanistico originario, nelle sue linee essenziali di tessitura e destinazione delle aree, doveva essere già stato formulato secondo un preciso modulo programmatico e di sviluppo all'atto della deduzione della colonia latina. Come nei casi di più antica pianificazione e più strettamente derivati dalla tradizione ippodamea, gli assi stradali attraversano nella sua lunghezza maggiore la città da nord a sud (decumani), intersecati a ritmi regolari da assi ortogonali con andamento est-ovest (cardines), determinando uno schema che, risentendo fortemente dell'originaria orografia, non tiene conto del circuito difensivo e dà luogo ad isolati di m. 35 x 80 circa, sostenuti da poderosi muri di terrazzamento in opera poligonale, degradanti dalle pendici delle colline verso il centro dei Piano di Civita.
 
 A differenza dell'uso più diffuso e di più diretta tradizione greca, nel caso di Alba Fucens gli isolati si attestano con i lati corti sui cardines e non sui decumani, secondo una consuetudine che sembra essere attestata sì per altre colonie latine (Fregelle, Cosa), ma che indubbiamente deve essere stata determinata anche dall'orografia (isolati rettangolari con un rapporto di circa 1:2 si dispongono meglio con il lato lungo che accompagna la pendenza del terreno). Tutte le vie principali, secondo il metodo costruttivo romano, si presentano lastricate da basoli poligonali e con profilo lievemente convesso per meglio fare defluire le acque piovane verso i lati della strada. Spesso recano ancora le tracce dei carri, che transitavano in epoca romana in città. Inoltre, in mezzo alle strade venivano collocati, ad una quota superiore, tre blocchi dagli angoli arrotondati, posti a poca distanza l'uno dall'altro; ciò permetteva sia di costringere i carri a rallentare la loro andatura, sia di attraversare la strada in caso di allagamenti dovuti a piogge torrentizie.
 
Parallelo al decumanus maximus, posto subito ad ovest del Foro, della Basilica, delle Terme e del cosiddetto Santuario di Ercole, è l'asse stradale denominato via dei -Pilastri, largo circa m. 4.30 e fiancheggiato da marciapiedi di circa cm. 30/40 di altezza. Alcuni paracarri presentano dei fori per il fermo delle redini dei cavalli in caso di sosta. Questo asse viario partiva dall'ingresso della grande terrazza nord e scendeva verso sud fiancheggiando ad est il Comizio, il Foro, la Basilica, le terme, il Santuario di Ercole e separando tale settore dalle botteghe e dal Teatro.
 
Il cardo maximus, dai ricercatori belgi, fu denominato via dell'Elefante poiché vi rinvennero un sedile in marmo decorato da protomi di elefanti; la via separa l'edificio della Basilica dal Foro per risalire in direzione di Porta di Massa collegando così tutti i decumani. Attualmente, questa strada, proseguendo verso ovest, taglia la cinta muraria. In questo punto non sembra si conservino le strutture difensive, tranne un breve tratto a pochi metri più a nord, ma è probabile che una porta secondaria si aprisse proprio in questo tratto delle fortificazioni. 
 
Altro cardo è quello subito verso nord, che, entrando da Porta Massima, separa il Comizio dal Foro. L'importanza di tale strada è testimoniata anche dalla sua monumentalità, raggiungendo una larghezza compresa fra i m. 8.60 ed i m. 10.

Tratto da Alba Prope Fucinum Lacum
( Testi a cura della prof. Roberta Cairoli illustrazione del pittore Pietro Pernarella )
  
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