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Via del Miliario
Il decumanus maximus è stato riconosciuto nella strada che fiancheggia verso occidente il Foro, la Basilica, il macellum, le terme, per uscire, con una leggera deviazione, direttamente da Porta Sud. Questa strada, larga fra i m. 3.67 ed i m. 4.34, è fiancheggiata da marciapiedi di cm. 30/40 di altezza; l'attuale denominazione di via del Miliario la si deve al rinvenimento di un cippo miliare, che ha consentito di riconoscere in questo asse stradale il diverticolo della via Valeria, che entrava da Porta Massima. Ancora oggi si legge:
 

LXVIII / LIBERATORI ORBIS ROMANI RESTITVTORI LIBERTATI / ET REI PVBLICE CONSERVATORI MILITVM ET PROVINCIALIVM / DOMINI NOSTRI MAGNENTIO INVICTO PRINCIPI VICTORI AC-TRIVMPHATORI SEMPER AVGUSTO FLAVIVS ROMANVS VIR CLARISSIMVS / CONSVLARIS FLAMINIAE ET PICENI CVRAVIT = 68° miglio.
 
 Al liberatore del mondo romano, restauratore della libertà e conservatore dello Stato, dei soldati e delle provincie, nostro signore Magnenzio, principe invitto, vincitore e trionfatore, sempre augusto.
 

Flavio Romano vir clarissimus consolare della regione Flaminia e del Piceno, curò (che fosse innalzato). Il cippo è evidentemente di riutilizzo, con un'iscrizione precedente cancellata ed una raffigurazione di due gladiatori nell'atto di combattere. Il nome dell'imperatore Magnenzio, invece, appare martellato e ciò si spiega con il provvedimento di damnatio memoriae che lo colpì dopo la sua morte; tale provvedimento comportava la cancellazione del nome da tutti i monumenti pubblici e la distruzione di ogni immagine statuaria o di monumenti in onore. 
 
Magnenzio, imperatore fra il 350 ed il 353 d. C., dopo avere ordinato l'uccisione del legittimo imperatore Costanzo I, gli successe al trono, ma venne poi sconfitto in battaglia da Costanzo II, che ne decretò la damnatio memoriae. La via del Miliario serviva sul suo lato orientale i principali edifici pubblici della colonia. A partire da nord, era il Comitium (oggi ricoperto), ovvero l'edificio dove avevano luogo le assemblee politiche della città. La pianta dell'edificio prevedeva un'area circolare interna, del diametro di m. 17, circondata da una breve gradinata dove ascoltavano in piedi coloro che partecipavano alle riunioni.
 
La corte era inscritta in un edificio a pianta quadrata fiancheggiato da due ali lunghe. L'entrata si apriva verso la piazza del Foro, posta immediatamente più a sud. La derivazione magno-greca della tipologia monumentale permette di fare risalire il complesso entro l'ambito del 111 sec. a.C., epoca nella quale fu costruito anche il Foro; infatti, se la parte centrale del Piano di Civita ha subito nel corso dei secoli grossi rimaneggiamenti e nuove destinazioni d'uso, gli scavi in profondità hanno rivelato che l'impianto urbanistico doveva risalire già all'epoca della deduzione della colonia, come dimostrano i muri di terrazzamento in opera poligonale e l'orientamento di questi più antichi edifici. Il Foro, dapprima semplice spazio aperto e pubblico, fu monumentalizzato in epoca tardo-repubblicana, e provvisto di due strutture posizionate lungo l'asse maggiore della piazza, la più settentrionale identificata come un sacello, quella meridionale come base di monumento in opera cementizia, in origine rivestita di lastre.
 
Le dimensioni e la forma estremamente allungata (m. 172.68x43.50) sono tipici dei fora più antichi che si conoscono e il nostro può ben riferirsi agli anni immediatamente successivi la deduzione della colonia. Collegato con il Foro e posizionato lungo il lato breve meridionale della piazza è un porticato rettangolare, del quale si conservano solo le basi, che appare come una sistemazione architettonica di età tardo-repubblicana. Precedentemente, il porticato era stato preceduto da una serie di pozzetti risalenti perlomeno a due momenti storici distinti e interpretabili come pozzi di consacrazione del Foro (considerato come un tempio), ma anche come fondazioni di strutture mobili utilizzate durante le votazioni elettorali.
 
Procedendo verso sud, via del Miliario fiancheggia la Basilica, il luogo convenuto per l'amministrazione della giustizia, ma poteva servire a qualsiasi riunione al coperto, ad esempio, per i mercanti o per i finanzieri che facevano operazioni di borsa. La pianta, di derivazione ellenistica, riproduce il modello delle più antiche basiliche, aventi uno dei lati lunghi rivolti verso il Foro. E' di forma rettangolare, di m. 53.10x23.35, e realizzata in opera incerta con rinforzi angolari in opera quadrata. La costruzione, di epoca post-sillana, segui una precedente destinazione d'uso dell'area, che, negli anni successivi alla fondazione della città, era invece occupata da abitazioni private. Il lato lungo settentrionale presenta dei restauri che prevedevano, oltre all'originario unico ingresso centrale, anche due ingressi laterali.
 
Durante questi lavori la parete fu rinforzata con la costruzione di un ulteriore muro, raccordato con il più antico per mezzo di setti murari, che determinano una serie di celle all'interno della struttura muraria; questo accorgimento si rese evidentemente necessario per rendere più elastica l'opera e per evitare eccessivi oneri economici. In posizione centrata, addossato all'altro lato lungo, era il podio del tribunal, al di sotto del quale erano realizzate le quattro tabernae coperte a volta del mercato. Un vicolo separava la basilica da un tempietto che ha conosciuto varie sistemazioni, dall'epoca sillana alla prima età imperiale. 
 
A sud del macellum era il complesso dei bagni pubblici. Il bagno nelle terme pubbliche era una delle pratiche più diffuse nella società romana. Lo schema principale nell'articolazione dei vani era il seguente: la piscina scoperta (natatio); la sala con vasche per il bagno freddo, di solito piccola e alta, (frigidarium); un ambiente più piccolo con bacini per le abluzioni per il bagno tiepido (tepidarium) e di passaggio con il calidarium, la sala più luminosa con vasche per il bagno caldo. L'acqua per i bagni caldi era riscaldata attraverso un sistema di forni a legna e caldaie da cui si dipartivano le tubazioni: dal forno, l'aria calda passava in un cunicolo che la convogliava sotto i pavimenti delle sale da riscaldare sostenuti da pilastrini in mattoni (sospensurae), alti circa 60 cm.. 
 
Di servizio a questi principali ambienti erano una serie di sale e vani dalle differenti destinazioni: lo spogliatoio con panche di pietra ricavate nel perimetro della stanza (l'apodyterium); un piccolo ambiente molto riscaldato per saune e bagni turchi (laconicum); sale per massaggi e depilazioni, palestre per la ginnastica (sphaeristerium), sale per l'unzione del corpo o per pulirsi dalla polvere delle palestre (destrictoria e unctoria), sale di lettura ed, infine, sale ristoro (popinae). Delle terme di Alba Fucens si riconoscono alcuni ambienti adibiti sicuramente a calidaria. Il primo è collocato fra il Macellum e via dei Pilastri e doveva appartenere al nucleo più antico dell'edificio termale, poiché i pavimenti poggiano su costruzioni più antiche. 
 
Fra questo ambiente e la piazza porticata di Ercole è situata una piscina con due scalette per scendere. Altre sale riscaldate sono visibili nel settore che confina con via del Miliario, mentre i bagni pubblici (latrinae) sono collocati nei pressi del santuario di Ercole: si tratta di due ambienti, uno per gli uomini e uno per le donne, in cui ancora si conservano le panche ed i sedili in pietra in corrispondenza dei quali è un sistema di condotti e canalette per la raccolta e l'allontanamento delle acque nere. Uno degli accessi alle terme è riconoscibile lungo via del Miliario: l'ingresso è pavimentato con mosaico bianco e un'iscrizione ricorda che i bagni, costruiti probabilmente durante la prima metà del 1 sec. a.C., furono restaurati per volontà di una donna di nome Vibia Galla (Vibia Cai Filia Galla balneum-de suapecunia reficiendum curavit). Per alcuni si tratterebbe di una figlia dell'imperatore Gaio Vibio Treboniano Gallo (251-253 d.C.), che ebbe rapporti con Alba Fucens documentati anche in un'altra iscrizione.
 
Dai caratteri epigrafici, però, sembra di dovere ascrivere l'iscrizione ad un'epoca compresa fra il I ed il Il sec. d.C. e, dunque, potrebbe invero trattarsi di un'antenata dell'imperatore. Anche via del Miliario era fiancheggiata, verso ovest, da dodici botteghe a ridosso del muro poligonale di terrazzamento e precedute da un porticato di cui restano ancora in situ alcune basi di pilastri. Come nelle botteghe di via dei Pilastri molti sono i rimaneggiamenti e le tramezzature effettuati anche in epoca tarda.
 
Tratto da Alba Prope Fucinum Lacum
( Testi a cura della prof. Roberta Cairoli illustrazione del pittore Pietro Pernarella )
 
 

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