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Il mercato ( Macellum )
Tavola del pittore Pietro Pernarella tratta dal lavoro "Alba Prope Fucinum Lacum"Il più importante mercato al dettaglio sinora individuato ad Alba Fucens è rappresentato dal Macellum; tale edificio, collocato fra la Basilica e le Terme, riuniva botteghe che non solo vendevano carne, ma anche ogni genere di commestibile, compreso il pesce (a Pompei, al di sotto del macellum si sono rinvenute numerose lische di pesce). L'edificio ha conosciuto, nel corso dei secoli, varie fasi di ristrutturazione, alcune anche sostanziali. In una prima fase, ascrivibile agli inizi del I sec. a.C., una stradina secondaria, pavimentata con lastre di pietra calcarea, collegava via del Miliario con via dei Pilastri. Sulla strada si apriva direttamente una piazza delimitata su tre lati da muri in opera incerta con pilastri aggettanti in opera incerta e rinforzi angolari in opera quadrata. 
 
Tali pilastri, con funzione quasi di contrafforti (non dimentichiamo che ci troviamo in una zona posta al centro del Piano di Civita, che maggiormente poteva risentire delle spinte del terreno circostante) formavano dei comparti larghi m. 3.10/3.25 destinati ad ospitare le tabenae. Ogni pilastro era percorso verticalmente da una fistula in piombo che terminava in una lastra forata posta alla base e comunicante con le cloache sotterranee. Dal punto di vista strutturale e della tecnica costruttiva, questa piazza pubblica con i pilastri, le cloache sotterranee e le cisterne sottostanti sembrano rispondere ad uno stesso criterio progettuale e, pertanto, risultano pressoché contemporanei. In una seconda fase alcuni rimaneggiamenti interessarono essenzialmente il lato settentrionale della piazza, a seguito della costruzione della Basilica, con i quattro ambienti inseriti al di sotto del suo podio.
 
In tale epoca venne ristretta la stradina di accesso alla piazza e si provvide ad una nuova pavimentazione, costituita da grandi lastre rettangolari. Lastre forate a livello pavimentale dovevano essere utilizzate per l'inserimento di pali di legno atti a sorreggere un telone o una copertura lignea, che, dal muro di fondo meridionale, scendesse spiovente verso il vicolo. Possiamo datare questa seconda fase di ordinamento del piano urbanistico della zona settentrionale del Piano di Civita alla metà del I sec a.C. (anche sulla base dei reperti contenuti nella stratigrafia di scavo). 
 
Sembra, dunque, che a quest'epoca si sia voluto valorizzare e monumentalizzare il centro di Alba Fucens: è all'epoca di Silla a all'architettura monumentale che sotto di lui imperava, che va ascritto questo progetto. A seguito di un incendio, che dovette interessare il nostro edificio ed il tempietto adiacente (tra la fine del I sec a.C. e gli inizi del I sec. d.C.), il livello pavimentale venne nuovamente rialzato e la pianta dell'edificio precedente completamente sconvolta: al posto della piazza quadrata sorse un edificio diviso in ambienti dalla pianta irregolare, determinati da muri radiali terminanti in pilastri in opera laterizia, che scandivano una rotonda ed erano leggermente incurvati proprio per assecondare la forma circolare della piazza. Gli ambienti, che si vennero a creare, furono in numero di 13; allo stesso tempo, vennero messe fuori uso due delle tabernae inserite nel podio della Basilica.
 
Le ipotesi che si possono formulare a tale proposito possono essere diverse e basate su criteri strutturali o giuridici: ad esempio può darsi che si rese necessario rinforzare questa parte delle costruzioni del podio oppure che le due camere in questione fossero vincolate per motivi legati al diritto privato. Ora alla rotonda si poteva accedere da una larga entrata posta verso est, inserita fra ambienti appartenenti alle terme. La copertura di questo nuovo edificio potrebbe essere stata costituita da un telone o essere realizzata in legno, con falde spioventi verso il centro della rotonda.
 
Quando sia avvenuta questa radicale trasformazione si può determinarlo sulla base della tecnica costruttiva in uso generalmente nel II sec. d.C. (dimensioni dei mattoni, allettamenti di malta, uso di mattoni triangolari); inoltre il rinvenimento di una moneta di Domiziano dell'80-81 d.C., trovata nel riempimento di una delle cisterne sottostanti, costituisce il tenninus post quem per la costruzione della rotonda. Questo genere di pianta non è propria solo del nostro edificio, ma esempi analoghi sono attestai anche ad Aeclanum, in Campania, a Herdonia, in Puglia, e, soprattutto, nella vicina Corfinium. li nostro edificio sembra, dunque, rientrare in una tipologia ben definita di mercato con cortile circolare come adesione ad una moda architetturale che, manifestatasi sotto i Flavi e gli Antonini, prediligeva le forme curve. Infine un ultimo rimaneggiamento, ascrivibile alla seconda metà del II sec. d.C. o agli inizi del III sec. d.C., comportò la sostituzione degli ambienti termali della zona est con ambienti molto spaziosi annessi al macellum: un largo corridoio portava direttamente dalla via dei Pilastri alla rotonda, mentre con un muretto si chiudeva l'accesso a ovest dal vicolo.
 
Il livello pavimentale venne nuovamente rialzato e pavimentato con mosaico bianco, mentre tutte le pareti delle tabernae della rotonda vennero rivestite di lastre marmoree di colore grigio-blu e quelle delle nuove sale con crustae marmorae di colore grigio-rosa. In una di queste nuove sale, il ritrovamento di una struttura in mattoni a modo di bancone e di una pietra sferica contenente una massa di piombo ha fatto pensare che tale sala fosse destinata a ponderarium, locale adibito al controllo di pesi e misure.
 
Tratto da Alba Prope Fucinum Lacum
( Testi a cura della prof. Roberta Cairoli illustrazione del pittore Pietro Pernarella )
 
 

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