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Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
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L'interno della Chiesa prima
del terremoto 1915

 

 
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L'interno della Chiesa dopo
del terremoto 1915

 

 
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La Chiesa dopo la ristrutturazione
 
Le fonti archeologiche datano la trasformazione del vecchio tempio italico-romano di Apollo su una delle acropoli di Alba Fucens in basilica paleocristiana dedicata a S. Pietro nel corso del VI secolo: a questo periodo risalgono quattro iscrizioni sepolcrali (graffite sui blocchi delle pareti) relative a due addetti al culto ed un sacerdote (Vescovo?): K(a)l.Sept(m)(b)re deposicio Adelberti sacerdotis.
 
La prima citazione della chiesa è però nella bolla di Pasquale Il del 1115, Sancti Petri in Alba, in cui è evidente che la chiesa apparteneva al clero secolare e non ai monaci benedettini come erroneamente da molti sostenuto. E' nel XII secolo che fu realizzata l'abside, le tre navate divise da colonne, il prolungamento in avanti con il tamponamento del pronao templare, mentre precedentemente (nel X secolo) sul davanti era stata edificata la torre campanaria centrale Alla chiesa del XII secolo erano relativi i due battenti lignei del portale interno, probabilmente dello stesso autore del portone di S. Maria in Cellis di Carsoli, ora nel Museo di Arte Sacra del Castello Piccolomini di Celano. Agli inizi dell'area presbiterale con la successiva ricostruzione che portò alla realizzazione dell'iconostasi e l'ambone cosmateschi .
 
Nel 1310 la chiesa venne ceduta ai Francescani (Conventuali minori) che vi edificarono il convento adiacente, convento soppresso nel seicento (1644-1655) da Innocenzo X. Agli stessi frati sono da attribuire, dal XIV al XVI secolo, la realizzazione del nuovo cielo di affreschi, di una cappella interna tardo-gotica, delle due monofore sulla parete sud della chiesa, del portale della torre campanaria e della riutilizzazione di materiali decorativi architettonici provenienti dalla vicina chiesa monastica di S. Angelo in Albe. Alla prima soppressione, agli inizi del '700, fece seguito la ricostruzione interna in tardo barocco ed una nuova soppressione con il provvedimento napoleonico del 7 agosto del 1809: il 7 luglio del 1866 il convento veniva venduto a privati mentre l'edificio di culto nel 1892 era dichiarato monumento nazionale. Distrutta dal terremoto del 1915 fu ricostruita fra il 1955 e il 1957 con interessanti ritrovamenti ed analisi stratigrafiche.
 
Attualmente la chiesa si presenta nell'aspetto dato dal restauro degli anni '50 con l'annullamento delle strutture tardo-barocche ed il ritorno alla semplicità dello stile romanico. All'esterno la torre d'ingresso con portale rinascimentale datato al 1526 avente sull'architrave il simbolo di S. Pietro: sulla parete nord si leggono bene le tracce della trasformazione dell'antico tempio di Apollo in chiesa cristiana (2-111), mentre sul coronamento dell'abside sotto le comici ed archetti, in una sequenza fumettistica, si svolge la storia della vanità umana, la presenza demoniaca, la natura e la fine della peccatrice ingoiata dal demonio raffigurato come dragone. 
 
L' ingresso è rappresentato da un bel portale romanico archivoltato del XII secolo, decorato da girali vegetali e figure zoomorfe con successivo ffregio centrale di S. Pietro (datato 1494): da questo portale provengono i due battenti lignei del XII secolo.
 
L'interno con pianta rettangolare allungata terminante con abside semicircolare, è diviso in tre navate delimitate da grandi colonne corinzie romane provenienti da un edificio pubblico della città antica. Addossato a due colonne della navata sinistra è il bellissimo ambone policromo opera dei maestri cosmateschi romani Giovanni di Quído e Andrea, opera commissionata agli inizi del XIII secolo dal locale abate Oderisius. Al solo "Andreas magister romanus" è da attribuire la raffinata iconostasi attualmente depredata da clandestini delle sue colonnine tortili. Sul fondo il presbiterio rialzato con cripta sottostante e sovrastante altare con il decorativo paliotto ornato da intrecci e due fioroni: nella cripta è un bel sarcofago del XII secolo con Agnus Dei, croce e fiorone .
 
Sulle parete della navata laterale sinistra erano in passato cicli di affreschi del XIV-XV secolo, ora al Museo del Castello Pìccolominì di Celano, mentre su entrambi le pareti sono ancora evidenti i graffiti antichi e medievali ricavati sulle pareti del pronao: si evìdenziano iscrizioni a partire dagli inizi del Il secolo a.C. fino al termine del VI secolo d.C. con figure di un leone da circo, navi e soprattutto le iscrizioni paleocristiane e quella del 236 d.C. in cui è nominato la divinità onorata nel tempio "Apolinis ".
 
Dall'edificio vengono numerosi frammenti scultorei della decorazione architettonica (databili dal VII al XIII secolo) ora nel museo di Celano, fra cui la bella lastra con raffigurazione di un Icone nell'atto di sbranare un peccatore (XII secolo) .
 
Tratto dal libro Diocesi dei Marsi
 
 

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