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Gli uomini illustri di Albe
 
Andrea Di Pietro (Storia dei paesi della Marsica), Muzio Febonio (Storia dei Marsi) Pietro Antonio Corsignani (Reggia Marsicana) e Luigi Colantoni (Storia dei Marsi) hanno scritto di uomini, originari di Albe, che si sono distinti nel campo religioso, nell'arte, nella letteratura, nella filosofia.e nei fatti d'arme.
 
L'abate Valerio Blasettí si trasferì a Roma ove conseguì la laurea; fu molto legato alla potentissima famiglia Colonna dalla quale ebbe l'incarico di sbrigare molti affari, compito che svolse con grande rettitudine. Giampaolo Flavio scrisse e dette alle stampe l'orazione funebre, pronunciata a Roma nel settembre 1559, per la morte dei pontefice Paolo IV, al secolo Giampietro Carafa nativo di S. Angelo della Scala.
 
La nobile Berardina Carattoli, figlia di Pompeo, segnò, con la sua morte, l'estinzione dei Conti Berardi. Annibale Carattoli, già della famiglia dei Conti di Albe, fu Abate e Dottore: morì nel 1609 e fu sepolto nella chiesa di S.Marìa della Minerva in Roma. 
 
Giovanni di Albe, con grande diligenza, assunse il compito di tradurre in versi latini molte parti dell'allora vigente diritto canonico. 
 
Don Felice Nola scrisse e pubblicò le istituzioni di retorica. 
 
Giovangiacomo Blasetti fu persona assai dotta, divenne Vicario Generale della Diocesi dei Marsi, Dottore e Protonotario Apostolico. 
 
Sertorio Blasettí fu dottissimo abate di Albe. Un altro Sartorio Blasettí compose le cronache albensi ora introvabili. 
 
Francesco Berardí Capoccio-Cucciní, secondo il Febonio, "nativo di Tagliacozzo cittadino bensì albese": fu nobile romano, Conservatore dei Campidoglio, scrisse il famoso libro dell'Agríppína Minore, tanto lodato dai dotti dell'epoca e "Mutazione dell'impero de 'Primí Cesari". 
 
Giacomo Errico dell'Ordine dei Minori, ordinò tutti i libri di filosofia in un compendio che dedicò a Roberto, re di Sicilia e di Napoli. 
 
Giovanni Amico Capocci, è ricordato in una iscrizione posta nella Chiesa dei SS. Apostoli in Roma. 
 
Giovanni Giacomo Capocci, famoso dottore in Albe, Famigliare di Marco Antonio Colonna, Vicegerente di Campagna, morì nel 1588 e fu sepolto in Albe nella Chiesa di S.Nicola con tanto di iscrizione in latino. 
 
Vincenzo Capoccío, nativo di Albe (qualcuno sostiene di Tagliacozzo) fu Conservatore nel Campidoglio di Roma. Giorgío Buontempo, fu dottore in filosofia nel 1686: i suoi antenati appartennero alla nobile famiglia Carattoli degli antichi Conti di Albe. 
 
Giampaolo Flavi, fu uomo di notevole erudizione. Valerio Blasetti, fu illustre letterato nel 1500: imparentato con i Capoccì ed i Cuccini e dei Patrizi Romani delle stesse casate. Parente di Monsignor Cuccini, auditore della Sacra Rota.
 
Felice Gozzuto, celeberrimo dottore, Giudice in molte terre, morì nel 1622 e fu seppellito nella Chiesa di S. Nicola di Albe, ove trovatasi anche un'iscrizione sepolcrale. 
 
Feliceantonio Gozzuto, insigne Giureconsulto, ricopri incarichi di un certo rilievo, come si leggeva nella iscrizione posta nella chiesa di S. Nicola: mori nel 1640. 
 
Frate Giovanni di Albe, Minorita osservante francescano, dette alle stampe un libro in lingua francese dal titolo "Les provinciales ou lettres escrittes par Louis de Montalte" ed un altro in lingua spagnola "Senor mio la istoria de Juan de Alba". Francesco di Albe, ottimo capitano con Prospero Colonna nella Guerra di Spagna. 
 
Il Venerabile Fra' Corrado Minorita, fu martirizzato dai Saraceni il 3 dicembre 1288. Frate Jacopo Erricí, uomo di varia cultura, Religioso Conventuale di S. Franceso. Siginolfo, marsicano, fu ordinato da Guiberto Antipapa e dimorò in Albe: successivamente, essendo egli illegittimamente nominato, fu scacciato. In molti si occupano di questo personaggio ma ne parlano in modo poco lusinghiero. 
 
Molto discutibile, invece, è l'appartenenza di Giovanni Capoccio o Capocci a Tagliacozzo o Albe. I Capoccio erano originari di Albe, come potevasi ricavare da iscrizioni, ora distrutte, esistenti nella chiesa di S.Nicola e datate 1588 e 1612: il famoso Giovanni, dunque, potrebbe essere un loro parente. La battaglia di Tagliacozzo, pur essendo stata combattuta nei Piani Patentini, fu così chiamata perché Scurcola, Magliano, Cappelle ed Albe non erano abbastanza conosciute: per un identico motivo Giovanni Capoccio, pur essendo nato in Albe, è passato alla storia come cittadino di Tagliacozzo. Ma chi era costui e di quale celebre avvenimento si rese attore? Agli inizi dei Cinquecento in Italia furoreggiava la lotta tra spagnoli e francesi per il dominio della penisola; un prigioniero francese, tale La Motte, tacciò di codardia gli italiani militanti sotto le bandiere spagnole. Fu proposta una sfida tra 13 cavalieri italiani e 13 francesi, sfida che fu combattuta in campo chiuso nel 1503 e che passò alla storia come la Dísfida di Barletta. Tra i 13 italiani, capitanati da Ettore Fieramosca, c'era anche Giovanni Capoccio; si combatté valorosamente da ambo le parti ma la vittoria fu assegnata agli italiani che così riscattarono l'onore della patria. C'è, comunque, un'altra tesi a sostegno don Giovanni Capoccio albense; fu Prospero Colonna a scegliere - insieme al cugino Fabrizio - i tredici italiani che avrebbero dovuto partecipare alla Disfida ed essendo egli Conte di Albe ... : una tesi piuttosto debole poiché i Colonna, all'epoca, possedevano sconfinati immobili ed erano titolari di tante proprietà.

 
Tratto dal libro Albe medievale
( Testi a cura del prof. Giovamabattista Pitoni e prof.  Alvaro Salvi )
  
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