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San Vito di Alba Fucens faceva la "concorrenza" a San Domenico di Cocullo.
Testi a cura del Prof. Angelo Melchiorre  maggiori info autore
Nei mesi di luglio e agosto alba Fucens diventa meta di numerosi turisti anche << indigeni >> ( soprattutto avezzanesi ), data l'utilizzazione del meraviglioso anfiteatro romano per gli spettacoli serali "dell'estate Marsa".
Di Alba Fucens, (quella antica per intenderci) tutti, più o meno, sappiamo qualche cosa: è troppo famosa, per poter essere ignorata.
Della Alba ( o Albe ) medioevale e moderna invece, sappiamo molto meno, tranne le poche notizie forniteci dal Di Pietro nel suo volume sulle " Agglomerazione delle popolazioni attuali nella Diocesi dei Marsi", volume che fu scritto nel 1869.
 
Il Di Pietro ci Dice che in questa Albe post romana, vi erano la Chiesa di San Nicola (succeduta a quella di Santa Maria), con un abate a sette canonici; e la Chiesa di San Pietro, << unica nel mondo per la sua conservazione >> tra quelle costruite "al gusto toscanico". Nulla di Più.
 
Riteniamo, pertanto, che un pizzico di curiosità muova le migliaia e migliaia di spettatori, che ogni settimana si recano ad assistere agli spettacoli << dell'estate Marsa >> e che attraversano in auto la tortuosa strada dell'Albe attuale, con le sue linde e modeste casette asismiche. Quali sono state quindi le vicende di questa Albe moderna, prima del terremoto del 1915?
 
Lasciamo stare i grandi avvenimenti ( Corradino di Svevia, I conti di Albe, ecc) e cerchiamo di vedere le piccole cose dei secoli passati: qualche pietruzza, che potrebbe servire a ricomporre un mosaico ormai scomparso.
In un fascicolo inedito del 1424, ed esempio, si parla di una vertenza tra il << Capitolo >> di Albe e i Parroci delle << Ville >> ad essa soggette.
Vi è perfino copia di una << Bolla >> di Papa Martino, diretta al vescovo della diocesi dei Marsi Tommaso, con la quale viene riconfermato un antico privilegio di Albe e del suo Clero: cioè, di poter occupare il primo posto nel Sinodo Diocesano dopo il Capitolo della Cattedrale di Pescina, un primo posto che presupponeva la preminenza di Albe su numerose terre vicine ( cioè, quelle di Massa superiore, Massa inferiore, Forme, Castelnuovo, Antrosano e San pelino).
 
Ancora nel 1660, infatti, l'Abate ed i Canonici di Albe potevano esercitare il loro dirito di Giuristizione sui cittadini di Massa, Forme, Antrosano e Castelnuovo, rimproverando i parroci di queste << Ville >> che si erano recati senza permesso alla festa di San Michele Arcangelo in San Pelino.
Nellìanno 1686 il pubblico Agrimensor edel castello di Rovere, un certo Lorenzo Natale, aveva redatto perfino il << catasto dei beni mobili >> della Chiesa di Albe: e tali beni ( soprattutto i terreni coltivabili ) si trovavano dapertutto nelle zone circostanti: ad Antrosano, Cappelle, Celano, Castelnuovo, Massa, Forme, Paterno, e Santa Jona.
 
Comunque, quel che risulta più interessante, è che ancora nel secolo tredicesimo gli abitanti di queste << Ville >> erano soggetti al pagamento delle "decime" in favore di Albe. E tale obbligo risaliva niente pò pò di meno che al 1115, anno della "Bolla" di Pasquale secondo. 
 
Ma chiudiamo con un particolare curioso tutti noi sappiano che contro il morso dei serpenti e dei cani rabbiosi, esiste ancor oggi il famossisimo patrocinio di San Domenico di Cocullo.La novità è, almeno per noi, che tale patrocinio nel passato spettava ad un altro Santo, San Vito: un santo che le sue reliquie si trovavano appunto nella Chiesa di San Pietro in Albe, dove si svolgevano "delle processioni con l'esposizione delle reliquie"; e dove - dice il documento - << ci vanno animali e cristiani morsicati da altri animali velenosi, e fanno cantare messe a San Vito, ove è il Ferretto, che lo domandano a quel Curato con la benedizione >>. Sarebbe davvero interessante scoprire come San Domenico di Cocullo e i suoi "serpari" siano riusciti a soppiantare il primato di San Vito in Albe. Ma questo è un altro discorso!
 
 
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